Un anno di Mirafiori Social Green

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È passato ormai un anno da quando undici associazioni torinesi si sono ritrovate attorno ad un tavolo a discutere, scambiarsi opinioni e riflettere su uno tra i quartieri più ambivalenti di Torino: Mirafiori.

Ambivalente perché la sua natura è sempre stata caratterizzata dall’operosità industriale, dalla convivenza di culture diverse, da una divisione storica tra un “nord” e un “sud”  e dalla mancanza di un’identità basata sulle molteplici qualità del quartiere. Tra queste, prima fra tutte, i grandi spazi verdi che lo circondano.

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Mettere insieme undici associazioni, con un percorso specifico e una storia alle spalle, poteva non risultare un processo così spontaneo, eppure sin dai primi incontri comune è stata la volontà di guardare al quartiere Mirafiori con uno sguardo del tutto nuovo e che fosse rivolto all’esaltazione dell’idea di comunità, alla valorizzazione delle pratiche sostenibili dei suoi abitanti e, infine, all’attivazione di processi che con il tempo diventassero parte integrante di un modo di vivere il quartiere da parte dei suoi abitanti.

In un anno di lavoro le associazioni, coordinandosi, hanno provato a dare vita a tutto questo mettendo sul campo tutto ciò su cui sono esperte. E così si è passati dall’attivazione di corsi pratici e laboratoriali, di attività ludiche dedicate ai bambini, di incontri formativi sul tema degli sprechi, di visite guidate alla scoperta del territorio. Il tutto cercando di coinvolgere gli abitanti attraverso una campagna di promozione delle attività sui social network: ecco qui che il progetto ha preso forma con il nome di Mirafiori Social Green, un nome che ha voluto contenere in sé tutte queste informazioni ponendosi come un punto di partenza.api

Lo scorso 28 maggio il momento finale e conclusivo di questa prima sperimentazione di progettazione condivisa ha voluto coincidere, non casualmente, con la tradizionale “Festa dei Vicini”, che sempre più diventa un momento di incontro tra abitanti di uno stesso territorio con la voglia di appartenergli non più singolarmente, ma collettivamente.

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Una festa che, simbolicamente, ha chiuso quel cerchio iniziato con la “passata di pomodoro collettiva” e che ha messo in contatto in un pomeriggio caldo di settembre uomini, donne e bambini accomunati dallo scopo di condividere i propri spazi e il proprio tempo libero con un’attività tanto tradizionale quanto sostenibile e, appunto, “green”.

 

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